Una signora elegante e fascinosa per le vie di Roma

Come viva Francesca Bertini è un mistero. Dove abita? Cosa fa? Come trascorre le sue giornate?

Roma, aprile

Qualche giorno fa Francesca Bertini ha compiuto ottantasei anni. Ottantasei anni! Un traguardo difficile da toccare per qualsiasi essere umano, una ″tappa importante″ che desta meraviglia, ma anche tenerezza per il lungo percorso. Quando poi a raggiungere questa rispettabile età è un personaggio noto, un’attrice di fama internazionale, diva nel senso letterale della parola, diventa legittima la curiosità di conoscere come vive, cosa pensa, come reagisce all’inevitabile parabola discendente della vita questo fenomeno di longevità. A Francesca Bertini la conoscono tutti. Gli uomini anziani, perché la Bertini fa parte dei sogni proibiti di tempi ormai lontani, quando lei, antesignana del sesso, appariva sullo schermo con vertiginose scollature e con il viso tormentato da sofferte espressioni di passione. I giovani, perché ormai è entrata nella ristretta cerchia dei ″miti″ al pari di Rodolfo Valentino e di Marilyn Monroe, ″ultima diva″ esistente in un’epoca, quella attuale, che rifiuta il divismo.

(…)

Come viva adesso è un mistero, voluto spasmodicamente per mantenere intatto negli altri il ricordo di un mitico personaggio. Dove abita? Cosa fa? Come trascorre le sue giornate? Ma soprattutto come riesce a mantenersi in forma smagliante, nonostante abbia quei reverenziali 86 anni, sinonimo di inevitabile ed umano decadimento? Tutto è tabù. Tutto è difficile da scoprire.

Di lei si sa solamente che ogni giorno, alle 17, si reca al Grand Hotel di Roma, l’albergo che lei ha reso famoso facendone il centro della sua vita e movimentandolo con la presenza della sua ″corte″. E proprio in ricordo di questo, l’albergo romano mette a disposizione i suoi saloni ancora oggi, le fa omaggio del ″tè delle cinque″, smista la sua posta e le sue telefonate. Per riuscire a scoprire il suo mondo segreto, ho incontrato Jeannette Len, l’attrice che è riuscita a farla tornare sullo schermo una decina di anni fa nel film Una ragazza di Praga, e che da allora è l’unica che la Bertini incontra.

« Non so dove abiti », esordisce perentoria Jeannette, « non sono mai andata a casa sua, è sempre lei che viene da noi ». E per ″noi″ Jeannette intende suo marito, il regista Sergio Pastore, e sua figlia Laura.

« Posso però raccontare come trascorre le sue giornate perché Francesca mi fa partecipe della sua vita. Credo di essere l’unica con la quale va d’accordo, indubbiamente l’unica attrice.
Francesca Bertini non ama le donne, forse perché ancora oggi vuole essere ″l’unica″, la più ammirata, il centro dell’attenzione generale. E questo è un logico retaggio del suo passato da ″diva″. Con me è diversa, forse perché io sono stata quella che l’ha spinta a tornare sul set, nel primo film ″parlato″ della sua prestigiosa carriera.
Il fatto che abbia ottantasei anni per Francesca Bertini è un particolare trascurabile e lei, il più delle volte, se ne dimentica. Il suo segreto? La notte dorme tranquillamente, nove ore di sonno ininterrotto, che l’aiutano ad essere sempre fresca e riposata. Appena sveglia una colazione ″vecchio stile″, a letto, con i giornali a portata di mano. Latte o tè, ovviamente in teiere d’argento e tazza di porcellana ed un dolce particolare dall’idilliaco nome Amor polenta, che si trova in un solo negozio di via Veneto. Un dolce delizioso, anche se un po’ caro: una fettina costa duemila lire! Poi inizia il rito della toilette.
Francesca passa molto tempo nell’acqua della vasca che profuma con sali francesi. Un ″rito″ che è rimasto tale e quale fin da quando era giovane. Creme, colonie, talco… tutto francese. Subito dopo fa mezz’ora di ″piegamenti″ e di flessioni. Sembra incredibile ma così, a 86 anni non ″salta″ un giorno! Si trucca, si pettina, è sempre perfetta. I capelli sono biondi e curatissimi, mai che abbia un filo bianco o una ciocca in disordine. Si può dire che la mattinata la trascorra allo specchio. Mi telefona spesso, mi racconta chi ha incontrato al Grand Hotel, commenta quello che ha letto sui giornali, mi parla delle lettere che ha ricevuto. Ancora adesso riceve lettere a centinaia! Ammiratori di tutte le età le scrivono, le offrono ospitalità in ville favolose ed in luoghi splendidi, le chiedono una sua foto con dedica. E lei risponde a tutti e manda la foto. Foto dell’epoca, di quando era ″la Bertini″ bellissima ed inavvicinabile.
Le dediche le scrive con ″il pennino e l’inchiostro″, come si usava tanti anni fa. Pensa che nella borsa ha sempre un calamaio piccolissimo che tira fuori imperterrita ogni qualvolta le si chiede di buttare giù due righe. È elegantissima e veste solo con abiti di sartoria. Ma è talmente ordinata che i suoi vestiti, anche se ″antichi″ sembrano usciti in quel momento dal negozio.
Dopo le lunghe telefonate che mi fa, fa un pasto frugale. Mangia come un uccellino! Un po’ di brodo, pollo lesso, verdura cotta e champagne. Francesca Bertini pasteggia sempre a champagne, ovunque si trovi! È un’altra sua civetteria, una delle tante, che a me fa tanta tenerezza ».

Jeannette Len, per l’anagrafe Giovanna Lenzi, bravissima attrice di teatro (ad ottobre inizierà dal Teatro Quirino di Roma una lunga tournée con un impegnativo lavoro) e di cinema (nove film da protagonista) quando parla della Bertini sembra che parli di una sua seconda figlia!

« Sì, è vero, Francesca è per me come una figlia, anche se non me ne faccio accorgere, altrimenti ne sarebbe molto dispiaciuta. Indubbiamente è una grande donna, un personaggio importante ed insostituibile. Riesce a sdoppiarsi in modo incredibile e non appena si accorge di essere guardata si trasforma. Sembra diventare addirittura più alta, il capo eretto, il gesto regale, perfetta in ogni movimento. Mia figlia Laura inizialmente la chiamava ″nonna Francesca″, ed era anche logico, ma è stata subito rimproverata. ″Chiamami zia Francesca″, le ha detto la Bertini, ″ti sembro forse una nonna?″. E pensare che nella realtà è nonna e bisnonna! Ma è fatta così: è una tenera dolcissima civetta ».

I pomeriggi di Francesca Bertini sono tutti uguali, trascorsi nei fastosi saloni del Grand Hotel, dove arriva misteriosamente ed altrettanto misteriosamente scompare. Mai nessuno è riuscito a sapere dove abiti. Ma anche se qualcuno ci è riuscito ha preferito tacere, fingere, per non togliere ad un ″mito″ l’illusione. Forse l’ultima illusione. Di questo Jeannette Len è consapevole, e quale unica amica, strenuamente difende la privacy della ″diva″.

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Anna Maria Ferrari

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