Francesca Bertini alla TV

Dov’è Francesca Bertini? chiedevano tutti al Teatro della Fiera di Milano: Mike Bongiorno stava per lanciare il suo « Allegria! » di partenza della trasmissione.

Francesca Bertini è da due mesi a Milano. Tranne Mike Bongiorno e pochi altri della televisione, nessuno lo sapeva. Raramente usciva dal grande albergo che la ospita: una scappata in corso Sempione, alla Rai, per brevissimi, quasi fuggevoli colloqui in vista della sua partecipazione alla trasmissione La Fiera dei Sogni.

Solo in questi ultimi giorni, per forza di cose, s’è fatta un po’ più vedere: il regista Romolo Siena aveva le sue esigenze, Mike Bongiorno la voleva, così il truccatore. Lei sopportava, anche di buon grado: ma appena poteva eccola sparire di nuovo e rendersi introvabile. L’indirizzo del suo albergo era un segreto che la segretaria della trasmissione era impegnata  a custodire severamente. Fu vista dal parrucchiere e fu riconosciuta perché, come accadde a tutte le donne, certe confidenze al parrucchiere non si negano: e soprattutto a lui si chiede senza ritegno di apparire belle, ancora belle.

Francesca Bertini ha difeso dunque la fama d’inavvicinabilità che s’era creata ai tempi in cui era la più bella donna d’Europa, in cui il cinema italiano era soprattutto Francesca Bertini.

Dov’è Francesca Bertini? chiedevano tutti al Teatro della Fiera di Milano: Mike Bongiorno stava per lanciare il suo « Allegria! » di partenza della trasmissione. Ma dov’è Francesca Bertini?

L’abbiamo infine trovata. Non nel suo camerino dove l’avrebbero rintracciata subito tutti. No, già in scena, nell’angolo di solito riservato a Didi Balboni, dove la valletta conta gli inutili gettoni telefonici di un gioco che non richiede ormai quasi più salvataggi miracolosi. Francesca Bertini, la diva del cinema muto. Elegantissima e ancora bella: sull’abito nero un boa bianco che solo certe donne hanno l’arte e la grazia d’accarezzare, facendolo cadere e risalire dalle spalle, al petto, giù sino a coprire le ginocchia. I capelli biondo quasi platino, poco trucco: si c’è qualcosa della moda imperante alla Jean Harlow anche in Francesca Bertini. Ma non glielo diciamo.

Le chiediamo se l’emoziona questo debutto in TV. Quasi si scandalizza. « Però mi riconosca un certo coraggio: così di fronte al pubblico, senza nemmeno una prova. Le luci, le luci… dica, sono bravi questi fotografi? Non sarei venuta, davvero, se non fosse stato per compiacere a Mike Bongiorno. Ma lei dove scrive, io odio certi scribacchini, quelli che scrivono di cinema. Dicevano che io pretendevo una passerella di damasco rosso quando dalla macchina scendevo per entrare nel teatro di prosa. Magari andavo in tram, anche in tram! Per questo ho scritto un libro delle mie memorie: lì solo c’è tutta la verità. Dica: la mia voce verrà bene per televisione? Io la televisione la vedo, ma mi sembra che ci sia tanta, troppa improvvisazione. E poi il pubblico, dove è il pubblico? Lo so che Bongiorno non mi lascerà parlare, lo dicono tutti, ma io so come cavamela. Vivo a Ginevra, Parigi, Roma, Milano, figuriamoci. Ma chi ha scritto che sono la diva degli anni dieci? Avevo quindici anni allora. È vero che quando ho girato Odette ne avevo diciotto. Ma poi perché? Sono Francesca Bertini…».

È un po’ emozionata, un po’ spaurita. Ma non appena Romolo Siena dà il via e s’accendono i lumini rossi e verdi delle telecamere, ecco che rinasce la diva Francesca Bertini. Con Mike Bongiorno è un duello quasi all’ultimo sangue. Lei sa che la migliore difesa è l’attacco: glielo dice subito (prima che lo dica lui); « Lei dei miei film non sa nulla perché non era ancora nato » e poi sferra il corpo mortale « Sa, però, che lei è meglio visto alla televisione che la naturale? ». Mike contrattacca: « Ma lei non è mai stata a Hollywood? », « E che cosa era allora Hollywood? » — risponde la diva — « Da Hollywood mi scrivevano, questo sì, cataste di lettere…».

« La mia vita è una scala… ». Questa è una frase che certo figura nel suo libro di memorie. Francesca Bertini sta ancora salendola, con andatura un por annoiata, una mano sul petto, l’altra abbandonata a trascinare sulla passerella di damasco rosso il boa bianco. E poi l’arresto studiato, con l’ultimo sorriso, il sorriso di chi ha vinto, per Mike Bongiorno: « Sì, è chic da parte sua sorvolare sulla mia età…»

Gianni Montanari
Milano, aprile 1965

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