Gennaio 1919

Niente Bertini. Da oggi in poi, la chiamerò Francesca da Napoli. È innegabilmente più signorile, più nobile e più degno di tanta artista.

Roma, prima dell’attuale mirabile rifioritura, ha avuto tre periodi di massimo splendore: 1°) Imperiale. 2°) Papale. 3°) Cinematografico.
Il primo e il secondo sono abbastanza noti, e non me ne occuperò. Del terzo vorrei dire qualche cosa, anche perché — indegnamente — vi ho preso parte. Il lettore non si aspetti alcuna memoria precisa, e tanto meno delle rivelazioni sensazionali. Ho di quel mio tempo di metter-en-scène (la parola regista non era stata ancora inventata) un ricordo piuttosto confuso e accompagnato, a tanti anni di distanza, da un senso di vivo disagio. Rivedo tanti teatri di vetro arredati con fondi di magazzino d’antiquariato, caldo e polvere, faccio coperte di cerone disfatto dal sudore, folle di straccioni mascherati da gentiluomini o da antichi romani; e in mezzo io che urlo, mangiando sfilatini di pane con salame, come un muratore. Mi risento dire a me stesso: “Coraggio, vecchio mio. Reggi finché la dura. Tirerai fuori i piedi anche da questa storia”. No, non ero molto soddisfatto. Devo aggiungere che la mia partecipazione ai fasti del Cinematografo romano riguarda solo gli anni dal 1919 al 1921, gli ultimi due dell’anzidetto periodo, che furono però anche i più fecondi e movimentati, quando, finito l’incubo della guerra, le case cinematografiche fiorirono insieme alle edizioni Vitagliano. Poi venne improvviso il crollo, l’invasione dei barbari americani e tedeschi, le meravigliose case di vetro trasformate di colpo in baracche coperte di ragnatele. Simile disastro non era stato mai visto, neppure al tempo della caduta dell’Impero Romano.
Arnaldo Frateili 1933

Roma, gennaio 1919. Ultim’ora. Il “trust” è concluso.
Il così detto trust è stato finalmente concluso. Si tratta della consociazione delle seguenti Case: Cines, con le dipendenti Palatino e Celio; Caesar Film con la Bertini Film, il cinema Ambrosio di Torino, il Radium di Roma e il Cinema Ambrosio di Spezia; la Tiber con la Film d’Arte Italiana, l’Itala Film, il Cinema Vittoria, il Royal di Torino ed il Modernissimo di Roma; la I.N.C.I.T. con le sue giovani marche.
Restano fuori dal trust: le case Ambrosio, Pasquali, Corona Film e le altre di Torino; tutte le Case di Milano, compresa la Milano Film, alcune grandi case di Roma fra cui la Medusa, che si è elevata a massima importanza, la Tespi Film, l’Olimpus, la Flegrea e tutte le altri ditte editrici; tutte indistintamente le Case di Napoli, cominciando dalla Lombardo Film, il cui stabilimento è aperto ad importanza di primissimo ordine.

La cronaca c’informa che un furto è stato perpetrato in una sartoria di gran lusso, sartoria par signore dell’aristocrazia e per signore della scena. Un abito ultimo stile, quasi confezionato, appartenente a Francesca Bertini è stato involato col resto. La cronaca c’informa pure che l’appartamento di Diana Karenne posto in via Nicolò Porpora è cioè l’arredo, il mobilio, ecc. dell’appartamentino sono stati posto all’asta pubblica. Perché? Perché l’attrice ha voluto cambiare abitazione, arredo, mobilio, ecc. Molte comari si sono recate in via Porpora e con esse molte signore, non pochi artisti intellettuali e diversi amateurs. Non so come i vari desideri siano stati appagati.

Leggo che Salvatore Di Giacomo ha scritto un seguito cinematografico all’Assunta Spina per l’interpretazione dell’attrice Tina Somma. O non fu la Bertini l’interprete di Assunta Spina? E perché poi un seguito. Mi pare — e il grande poeta dovrà certo considerarlo — di ritornare ai tempi degli appendicisti che, indovinato un soggetto, ci si buttavan sopra per tirarlo alle lunghe, con seguiti, aggiunte e derivazioni a non finire. E tutto ciò per far piacere al gusto malsano del grosso del pubblico. Basta, vedremo anche il seguito di Assunta Spina, se il Signore ci darà vita.
Hec (Ettore Veo)

Francesca da Napoli
Niente Bertini. Da oggi in poi, la chiamerò Francesca da Napoli. È innegabilmente più signorile, più nobile e più degno di tanta artista.
Bertini è un cognome qualunque. C’è un Bertini fotografo a Roma, c’è un Bertini fabbricante di biscotti a Napoli. Chi potrà assicurarmi  che non esista un Bertini ortopedico a Torino, un Bertini ostricaio a Palermo o una Bertini… (come dire, santo Iddio!)… una Bertini non come Francesca a Bologna?
E glielo’ ho detto. Oggi, in via Condotti. La Diva voleva dimostrarmi che non è possibile un equivoco, perché tutti la conoscono, ammirano i suoi costumi, apprezzano la sua virtù. Ed ha aggiunto:
— Io sono un’eccezione…
— È vero. — ho ribattuto io — Ma siete un’eccezione e, nello stesso tempo, siete una norma. Anzi, siete La Norma…
— Sono La Norma?!
— Sì, o Francesca. Perché in verità vi dico che voi sola siete la Casta Diva.

London, January 1919. Modern Marriage, a splendid new Italian production, will be presented by Bios Films at their Trade show at the West End Cinemas on Friday, January 17th. The star, Francesca Bertini, has been described as the most beautiful woman in Italy. She plays the part of a brilliantly garbed society butterfly with great vivacity and charm, and later shows real talent as an emotional actress in some strong dramatic scenes. The settings of this film are specially notable for their beautiful artistic effects, and the photography is of the highest order. Modern Marriage is a title that undoubtedly will prove a great draw, and the story is one that holds a powerful appeal at the present time when modern marriage conditions are the subject of so much discussion. No exhibitor who realizes the value of a thoroughly up to date, artistic film will miss the opportunity of viewing this for themselves at the Trade show.

Modern Marriage Bios (Cæsar) 5 reels
Albeit the Italian producer seems often unnecessarily prolix, he usually gives us in the end something that was worth waiting for. The fires of his passion shoulder long and uneasily, but the ultimate conflagration is always impressive.
Modern Marriage is a typical example of the Italian producer’s emotional methods. It is full of lengthy emotional scenes, which culminate in big and effective outbursts. For English audiences the intermediate passages might be slightly abbreviated with advantage, but there is much to compensate for this occasional sloth of action, including a great many beautiful pictures. And it is an accepted fact that the Italian producer is a genuine æsthete in his handling of the camera.
Gilberte, a beautiful butterfly, marries the quiet and earnest young diplomat, Count Sartoris. But the calm joys and domesticity fail to satisfy her morbid craving for excitements and sensations, and she enters upon a dangerous flirtation with the profligate Con Valreas. Then jealously of her sister, who, with generous unselfishness, has supervised the management of her neglected home and the care of her child, brings matters to a head, and the imagined wrong leads her to elope with Valreas. Sartoris challenges and kills Valreas in a duel, and then, his honor being satisfied, casts Gilberte away. A year later the once brilliant woman, now broken and ill, seeks her husband’s forgiveness as she lies on her deathbed. This having been obtained, she passes away.
It is a story compounded to a familiar and popular formula, of which our own East Lynne is one of the best known products. Although a somewhat mournful tale, it is based upon such very elemental and universal emotions that it always seems sure of making an effectual appeal.
As Gilberte, the beautiful Francesca Bertini is seen at her best and most passionate. That sound actor, Gustavo Serena (of Quo Vadis? fame), appears to advantage as Sartoris, and the other rôles are competently filled.

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