Francesca Bertini maestra del silenzio

La silenziosissima attrice del teatro muto che ha saputo trovare il secreto di questa nuova arte senza parole

La bellissima, la brunissima diva del silenzio, maestra del gesto — nella quale armonia è ogni movenza e sovrana bellezza ritmica ogni atteggiamento. Francesca Bertini che passa sullo schermo cinematografico e vi segna e vi incide una armonia, che folleggia e ride e soffre, appassionata o garrula, con la sua psiche irrequieta e mutevole, nera e bella come la Sulamite, elegantissima come un’etera, sobria nel gesto come una sovrana, muta e immobile, inerte o rigida, nel suo silenzio che crea la parola e il grido butta — sotto il dolente peso della tragedia di amore e di morte.

Che sa essere donna e fanciulla insieme, monella e tragica, e portare sul volto mobilissimo tutte le maschere, e di verità foggiare tutte le finzioni, e conservare insieme la sua  spiccata, originale personalità.

Che sa rivelare intense espressioni di vita, o in un attimo, abolire della vita il martirio, per beatificarla, nel gesto indicibile di armonie che non si dimenticano, — o contenere ebbrezze, ed ardenti lussurie promettere, per trasfigurarsi in una posa di stanchezza, o di riposo, con un pensiero che tormenta inciso in mezzo alla sua fronte bella e pensosa.

Francesca Bertini — tutta ad un tratto è balzata dalla ombra alla luce — e la sua luce ha nome Odette o Processo Clemenceau o Frou-Frou — ove in ogni attimo essa vivra, imperiosa e dolce con un perpetuo fremito di arte, con un supremo giubilo di vita. Una tregua lunga — una pausa — che è armonia — misteriosa — come il gesto increato.

Il gesto! Questo magnifico sogno degli esteti e dei raffinati essa sa creare, per la nostra gioia, sobriamente — con atteggiamenti sempre nuovi e diversi, con impeti contenuti, che danno rilievo alla parola non profferita, al pensiero che pensiero resta nella oscura radice dello essere, con movenze indimenticabili — mentre nei suoi larghi occhi bruni, passa la tragedia che devasta, la vita, che ritmo ha di uragano, il fantasma del passato carico di rimpianto, e dello avvenire splendida speranza.

Questo suo corpo sottile e slanciato, flessuoso e ferino porta le stigmate di tutte le passioni e li atteggiamenti di tutte le bellezze create e increate — che si erge come uno splendido fiore di carne e si dona, nel desiderio che accende, e si inchina sotto il peso della dolorosa umanità, che si ferma in una fissità di statua vivente, e sembra allora uscito, delle mani di uno statuario sommo, che torna a dominare la folla attenta, che si piega e si rialza, che si contorce e si abbatte, che porta in sé tutte le lussurie, che degli amori crea tutti gli spasimi, che dà colore a tutte le passioni, e la vita a tutti i sogni. Questo suo corpo mirabile ha delle movenze graziate che segnano una bellezza indimenticabile ed indicibile sulla tela.

Questa sua testa, eretta e pura, essa gira arruffata o composta — china sotto il turbine della passione o érta dinanzi allo imperversare della intima tempesta — come qualche cosa di bello e di leggero, sommessamente, interamente, perdutamente, femmina di tormento e di piacere — nella quale il silenzio è sostanza vibrante e luce la espressione mutabile, che travolge, inebria, vagante sullo schermo come una verità — perché i nostri occhi possano godere ora e sempre…

Questa sua femminilità umana e ferina che nel dramma si dona con gesti indimenticabili di statua vivente — in così molteplici atteggiamenti di lussuria e di dedizione — che neanche un sommo artefice potrebbe cogliere e fermare, perché i nostri spiriti, di essa si inebrino ora e sempre…

Questa espressione nobilissima del suo volto, essa sa atteggiare e mutare ad ogni attimo, irrequieta a folle — spensierata e pensierosa — lieta e triste — misteriosa e raggiante e vittoriosa sempre!

Francesca Bertini oggi è la maestra del silenzio.

La silenziosissima attrice del teatro muto che ha saputo trovare il secreto di questa nuova arte senza parole — e la sovrana dignità dalla espressione che passa per l’arte eccitando il senso della vita fino al delirio, e spiritualizzare e sottilizzare l’atteggiamento in cui bellezza imperitura ad ogni gesto, e armonia ogni movenza, ed espressione ogni immagine — animatrice di fantasmi e di eroine —creatrice di passione e di tormenti essa è passata e passa sullo schermo come una bellezza, e per la “Bellezza” foggiando di vita il dramma e fasciando di verità la tragedia…

Palermo, novembre 1918

Bianca Bruno

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